Unioncamere Campania
Il vino del mese
 
 

La falanghina

 

  

Se dovessimo pensare ad un vitigno per rappresentare davvero tutta la Campania da Roccamonfina al Cilento avremmo una sola riposta: la Falanghina per il bianco e l`Aglianico per il rosso. Sono queste, infatti, le uniche varietà di uva coltivate in tutte e cinque le province della regione con ottimi risultati.

 

La Falanghina ha conosciuto un successo commerciale enorme, è stata la prima risposta alla crisi del vino all`inizio degli anni `90 quando fu etichettata e imbottigliata in purezza da Leonardo Mustilli e da Gennaro Martusciello di Grotta del Sole. Un segnale inequivocabile perché dagli scaffali dei ristoranti di Napoli in pochi mesi sparirono i bianchi veneti che allora andavano per la maggiore.

 

La sua origine resta misteriosa perché da poco sono iniziati studi scientifici di un certo spessore. Snora infatti c`erano solo citazioni raccolte qua e là da agronomi dell`800, si dice che il suo nome derivi dall`innovazione introdotta dai greci di far arrampicare le viti sui pali chiamati falanghe perchè il sistema ad alberello, molto diffuso in Grecia, in Campania creava problemi di sanità alle uve a causa dell`eccessiva umidità. Uno lavoro molto dettagliato portato avanti dall`assessorato regionale all`Agricoltura e dall`Università di Portici, coordinato rispettivamente da Michele Manzo e Antonella Monaco, ha classificato in tutta evidenza due tipi, assolutamente diversi, che hanno in comune solo il nome. La Falanghina diffusa in provincia di Napoli ha diversi sinonimi: Fallanghina, Falanchina, Fallenghina, Falernina e Uva Falerna a Caserta, Biancazita nella Costiera Amalfitana, ma questo termine, altra recente scoperta, indica un altro tipo di uva. Il grappolo di questa falanghina, distribuita prevalentemente sulla fascia costiera che va da Minturno sino ad Amalfi, ha una forma cilindrica, senza ali, mentre l`acino è arrotondato. Quella di tipo Benventano ha invece un grappolo conico piramidale e l`acino è ellittico corto.

 

La Falanghina della costa è presente nelle doc Campi Flegrei, Falerno, Capri, Sorrento, Costa d` Amalfi e Lacryma Christi Bianco. La Beneventana è invece nelle doc Guardiolo, Sant`Agata dei Goti, Sannio, Solopaca, Taburno e Galluccio.

Rispetto alle altre uve a bacca bianca ritenute più nobili come il Fiano e il Greco la Falanghina mostra una versatilità di gran lunga superiore. Oltre che nella versione classica, rende molto bene se vinificata in legno o surmatura mentre nella versione passita è sicuramente superiore, rende bene, infine, anche quando viene spumantizzata sia con il metodo charmat che con il metodo classico.

 

Negli anni `90, di fronte all`incredibile successo commerciale, questo vino si è rapidamente diffuso ovunque anche grazie al buon rapporto tra qualità e prezzo, Anche in Irpinia, dove non era praticamente presente, hanno iniziato ad inserirlo nella gamma. Questo sviluppo ha creato non pochi problemi alla qualità complessiva, ma negli ultimi anni le cose sono decisamente migliorate e molti produttori non lo considerano solo un bianco base del loro catalogo, ma un prodotto capace di valorizzare l`azienda se ben lavorato. Non solo, ma essendo ormai la tecnologia in cantina di buona qualità ovunque, anche nelle sue versioni più semplici questo bianco si presenta sempre in buona forma sulle tavole dei campani e adesso anche sui grandi mercati di Roma e di Milano.

 

La Falanghina è versatile grazie alle sue caratteristiche, di coloro giallo paglierino, a volte giallo paglierino carico, si abbina bene a tutta la cucina di pesce della Costa e a quella vegetariana di tutta la regione, sulle carni bianche, sui formaggi. Dal crudo dei frutti di mare alle zuppe con i funghi lo spettro è abbastanza ampio e nessun vino ha questa possibilità così ampia di utilizzazione. La sua nota acida le consente una buona evoluzione nel corso del tempo anche se non ci sono sinora vinificazioni spinte sull`invecchiamento, al naso è piacevole, floreale, al gusto è intensa, fresca o abbastanza fresca e persistente. Forse nessun vitigno riesce ad esprimere meglio l`anima del palato partenopeo.

 

di Luciano Pignataro

 

Dello stesso autore è disponibile la Guida Completa ai vini della Campania Edizioni dell`Ippogrifo

 
 
 
 
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