Ravello è stata la prima importante vetrina commerciale dei vigneti di Tramonti, il comune contadino dove da sempre viene coltivata la maggior parte delle uve della Costiera Amalfitana. Furono i viaggiaori romantici del Grand Tour a conoscere e scoprire i vitigni misteriosi oggi in grande spolvero mediatico e commerciale: aglianico, aglianico tintore, piedirosso e sciascinoso per il rosso, biancolella, falanghina, pepella, ginestra, San Nicola, fenile per il bianco. Sì, perché questo territorio magico è da sempre stato una piccola isola dove la biodiversità agricola e culturale è stata tutelata dalla perenne difficoltà dei collegamenti via terra, circondata dai Monti Lattari e dal mare. Dal 1995 è stata istituita la doc Costa d`Amalfi con le tre distinte sottozone in cui si riconosce la tradizione antica e moderna, Tramonti, Ravello e Furore. Ma rientrano nella zona anche i comuni di Cetara, Maiori, Minori, Scala, Atrani e Conca dei Marini.
Dicevamo di Ravello come vetrina commerciale. Un ruolo giocato da oltre150 anni e di cui sino a qualche tempo fa era rimasta traccia nella sagra dell`uva che si teneva nel cuore del paese e che ultimamente è stata fatta rivivere in chiave moderna da Vincenzo Palumbo negli ultimi due anni. Vero è che nell`Ottocento le vigne erano praticamente ovunque, ancora oggi qualcuna sopravvive proprio a ridosso della splendida e famosa piazza sorvegliata dal Duomo. Ma la svolta, commerciale appunto, si ebbe quando Ravello divenne con Amalfi meta obbligata dei viaggiatori romantici del Nord Europa venuti a caccia di emozioni nel Regno dele Due Sicilie.
Pasquale Palumbo, bisnonno di Marco Vuilleuimier, abitava a Villa Episcopio da cui prende il nome l`azienda vitivinicola dell`Hotel Palumbo. Pasquale verso la metà dell`800 trasformò la residenza in un punto di ritrovo, una pensione insomma, per i viaggiatori del Grand Tour che salivano da Amalfi in groppa agli asinelli. Poco dopo l`Unità d`Italia nasce l`etichetta, la prima della Costiera, "Vini Episcopio". Molti clienti si affezionarono a quelle bottiglie e, colpiti dalla nostalgia dei vigneti di Villa Cimbrone o Villa Rufolo, scrivevano a Pasquale per ordinare una o due casse del vino bevuto a Villa Episcopio. Vino e limoni, lo leggiamo nelle carte conservate da Luigi Aceto di Amalfi, il papà del limoncello, nell`Ottocento si imbarcavano nel porto di Maiori. Nasce così una tradizione che continua ancora oggi, anche se naturalmente da una ventina di anni le tecniche di vinificazione si sono notevolmente evolute. Ravello lega il suo nome anche al rosato, lanciato alla grande dall`azienda Caruso durante la seconda epoca d`oro della Costiera, quella che vide protagonista tutto il jet set internazionale. Non a caso è una delle tipologie previste dalla doc.
Nel Dopoguerra prende piede anche la tradizione della famiglia Sammarco da cui sono nate due aziende, Cantine Sammarco ed Ettore Sammarco, a pochi metri l`una dall`altra, all`inizio dei tornanti che dal bivio di Castiglione iniziano a risalire verso Ravello. Una tradizione che ormai ha superato la soglia del mezzo secolo.
Gli altri due poli vitivnicoli sono appunto Furore e Tramonti. Nel primo opera l`azienda Marisa Cuomo lavorando su vitigni autoctoni spesso a piedefranco: la tradizione familiare è antica e si è sviluppata quando fu aperta la strada per Agerola, ma la cantina è stata riorganizzata da unadecina di anni.
A Tramonti abbiamo Apicella, il primo ad etichettare il vino della zona, anche lui impegnato nella lavorazione di vigne a piedefranco, e Reale, ultima nata in costiera con la vendemmia 2002.
di Luciano Pignataro