In alcune realtà il Mal dell’esca è divenuta una concreta minaccia per la viticoltura.
Infatti si sono accertate percentuali di infezioni variabili dal 5-10 all`80-90%. In alcuni vigneti, a distanza di 20 anni dall’impianto, si riscontrano perdite dal 50 al 65% delle viti. Oltre a ridurre la vita del vigneto l’Esca determina danni diretti, quantitativi e qualitativi, di notevole gravità.
Una patologia in forte espansione
Purtroppo, dalla metà degli anni `80 questa malattia è in continua espansione in tutte le regioni viticole e la sua diffusione epidemica non accenna a diminuire anche perché non è stata ancora individuata, e quindi applicata, alcuna misura efficace di contenimento.
Sempre più frequenti sono le manifestazioni della patologia anche su piante giovanissime, di 2-7 anni. Quest`ultimo aspetto è da collegare, oltre che ad un aumento abnorme dell`inoculo fungino presente in natura, all`impiego di materiale di propagazione già infetto al momento del prelievo da piante madri e/o ad infezioni, nate in vivaio, del fungo mitosporico Phaeomoniella chlamydospora e/o di Phaeoacremonium aleophilum (in California anche Phaeoacremonium inflatipes). La malattia proseguirebbe poi nei vigneti con le infezioni di Fomitiporia mediterranea (agente della carie bianca) o di altri funghi comuni su legni decadenti della vite (ad es. Stereum hirsutum). In alternativa, i due funghi, o uno solo di essi, danno luogo, sulle piante di 2-7 anni, a gravi fenomeni di deperimento, noti con il nome di Malattia di Petri (ex Black goo). Questo deperimento è per ora limitato, in Italia, a rari casi; in California, invece, la sua gravità è tale che si pensa di includere nella certificazione del materiale vivaistico anche il controllo di P. chlamydospora e dei funghi mitosporici dell`esca.
I progressi della ricerca
In questi anni, parallelamente all’aumento della diffusione della patologia, è stato ampliato il livello delle conoscenze acquisite. Infatti sono stati identificati nuovi funghi quali agenti eziologici della malattia; sono stati definiti i parametri statistici per una corretta valutazione dell’incidenza della malattia in un vigneto; è stato accertato che almeno due dei funghi che sembrano coinvolti nello sviluppo della malattia possano sopravvivere sulla pianta ospite e diffondere poi per via aerea; è stata ottenuta la dimostrazione che l’uso di materiale infetto raccolto da piante madri di portinnesti possa portare a giovani viti infette e che sono diverse le occasioni di infezione durante la preparazione delle barbatelle in vivaio; è stata preparata una sonda molecolare per rilevare la presenza di alcuni dei funghi dell’esca nei tessuti della vite; è stato verificato che nessuno degli anticrittogamici attualmente in commercio è in grado di bloccare la progressione nel tempo del mal dell’esca; è stato accertato che il trattamento con acqua calda del materiale di propagazione può, in talune circostanze, devitalizzare i funghi mitosporici dell’esca.
Il Programma interregionale per il contenimento del Mal dell’Esca
In considerazione dell’evoluzione della malattia è stato attivato, nell’ambito dei Programmi Interregionali 2003, un Programma di ricerca che vede impegnate ben 10 Regioni: Abruzzo, Basilicata, Campania., Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana.
Il Programma prevede le seguenti iniziative:
1. la verifica della patogenicità di Phaeoacremonium chlamydospora e Phaeoacremonium aleophilum;
2. la messa a punto di un protocollo di applicazione in vivaio e in campo della sonda di diagnosi molecolare dei funghi Phaeomoniella chlamydospora e Phaeoacremonium aleophilum;
3. la messa a punto di un protocollo standard per l’accertamento in vivaio delle vie di infezione del materiale di propagazione della vite;
4. l’identificazione in vigneti italiani delle fonti d’inoculo di Fomitiporia mediterranea, Phaeomoniella chlamydospora e Phaeoacremonium aleophilum;
5. uno studio sui funghi e batteri endofiti nel legno di vite e sull’interazione con i funghi dell’esca;
6. lo studio dei fattori che influiscono sulla fluttuazione negli anni dei sintomi esterni del mal dell’esca e, quindi, sulla comparsa stessa dei sintomi fogliari e/o dei colpi apoplettici;
7. la valutazione dei danni qualitativi (caratteristiche del vino prodotto con uve di piante di vite ammalate, sintomatiche e asintomatiche nell’anno considerato)
8. la sperimentazione di prodotti chimici a basso impatto ambientale e di biofungicidi secondo una strategia preventiva di lotta contro i funghi del mal dell’esca oppure tali da evitare/ritardare la comparsa dei sintomi esterni (azione arsenito-simile).
Il Programma, che affronta tutti gli aspetti del problema, ha la durata di 4 anni e darà i primi risultati per la fine del 2004. Esso intende fornire ai viticoltori un pacchetto codificato di informazioni necessarie per una corretta gestione, colturale, fitoiatrica e biologica delle operazioni in vivaio e in campo volte a prevenire, o quanto meno a ridurre a livelli compatibili con la produzione, il rischio esca e malattie correlate.
di Michele Manzo