La Campania è senza dubbio una delle regioni emergenti nel panorama vitivinicolo nazionale; i vini campani, specie quelli ottenuti da vitigni autoctoni, stanno vivendo una stagione positiva.
L’Aglianico, il Greco, il Fiano, la Falanghina, ma anche il Piedirosso, la Biancolella, l’Asprinio ecc., vitigni campani per eccellenza, destano un crescente interesse tra i consumatori, sempre più attenti al legame tra vitigno e il territorio di provenienza. Attenzione che si estende dalle tecniche di coltivazione e vinificazione, alla storia, alle tradizioni, alla cultura delle varie zone a vocazione viticola.
A tale esigenza risponde la richiesta, controfirmata dalle organizzazioni di categoria e da gran parte dei produttori campani, di riconoscimento della IGT Campania.
Perché una IGT Campania
L’IGT Campania potrebbe rafforzare l’immagine del vino prodotto in regione e contribuire ad imporlo con maggiore facilità su mercati lontani, dove il nome Campania è già molto noto e perciò facilmente divulgabile. La Campania, infatti, con le sue bellezza naturali, la sua architettura, le sue aree archeologiche, la sua storia, ma anche la sua gastronomia e i suoi prodotti agricoli di pregio è meta turistica preferita da italiani e stranieri. La IGT Campania, essendo facilmente identificabile, può assicurare un effetto sinergico con gli altri prodotti tipici campani, come la mozzarella, la pasta, il pomodoro, l’olio extravergine di oliva, ecc. Ma soprattutto, in considerazione dell’importanza che riveste presso i consumatori il vitigno e della rapidità con cui le diverse varietà si espandono nelle varie zone viticole, appare necessario rafforzare il legame tra i vitigni campani e il territorio regionale, dove essi sono da sempre coltivati e si sono, negli anni, affermati. In sintesi, occorre trasmettere con decisione il messaggio che il Fiano, il Greco, la Falanghina, ecc sono vitigni nati, coltivati e valorizzati in Campania, dove esprimono, grazie a secoli di adattamento, al meglio le loro potenzialità.
Campania, più che IGT una DOC
Se sono queste le motivazioni, su cui vi è stata l’ampia convergenza della filiera produttiva, è altrettanto evidente che i vini che potranno portare in etichetta la denominazione Campania dovranno essere all’altezza della grande tradizione dell’enologia regionale; vini caratterizzati, di elevata qualità, ottenuti dai vitigni autoctoni.
Per rispondere a tale esigenza si è provveduto a costruire un Disciplinare di produzione estremamente rigoroso, che, per le tipologie monovarietali, ricorda più quello di una DOC che di una IGT.
Il Disciplinare di produzione
Se per le tipologie di base – bianco, rosso e rosato – il Disciplinare di produzione consente una base ampelografica molto elastica, le tipologie monovarietali sono limitate solo ai seguenti vitigni autoctoni: Aglianico, Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Moscato, Piedirosso, Primitivo, Sciascinoso. Esse sono riservate ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti per almeno l’85 % dai corrispondenti vitigni.
Sono, inoltre, previsti tipi frizzanti, passiti, liquorosi e amabili.
Ovviamente la zona di produzione include l’intero territorio regionale.
Anche per i massimali di produzione il Disciplinare consente limiti ampi per le tipologie di base (140 qli), mentre per le tipologie monovitigno le produzioni ammesse sono molte contenute (120 qli per i tipi bianchi e 110 qli per i rossi). La resa alla vinificazione non può eccedere il 75 %, ad eccezione per il passito per il quale è fissato un limite del 50 %.
Le tipologie Aglianico, Piedirosso, Primitivo e Sciascinoso devono assicurare un titolo alcolico superiore al 12 %; per i tipi bianco, rosso, rosato, Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Moscato il limite è fissato a 11,5° %.
A quando la prima bottiglia IGT Campania ?
L’istanza, come indicato in precedenza, è stata presentata da un rilevante numero di produttori; essa, dopo l’esame del Comitato regionale per la viticoltura, è stata trasmessa, in data 27.10.03, con parere favorevole dell’Assessorato Agricoltura della Regione, al Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle d.o. e delle i.g.t. E’ stata, pertanto, attivato l’iter istruttorio presso il Ministero, che dovrebbe, dopo l’audizione pubblica, concludersi in tempo da consentire già dalla prossima vendemmia la produzione della IGT Campania.
Una IGT che andrà ad aggiungersi alle altre nove già riconosciute per la Campania, ma che nasce con l’ambizione, e vi sono tutte le condizioni, di divenire entro breve tempo la IGT più utilizzata in ambito regionale.
di Michele Manzo