L’Irpinia rappresenta senza dubbio la punta di diamante dell’enologia campana. Il recente riconoscimento della DOCG ai vini Greco di Tufo e Fiano di Avellino, che vanno ad aggiungersi al Taurasi, hanno proiettato la vitivinicoltura irpina ai vertici del comparto vitivinicolo e all’attenzione degli operatori.
Una viticoltura di vertice, quindi, rigidamente regolamentata da rigorosi disciplinari di produzione che impongono basse rese nelle vigne e in cantina, lunghi invecchiamenti e gradazioni importanti, in linea con l’alto profilo verso cui sono proiettati questi vini.
Una piramide monca che deve essere completata
Ma può essere sempre così ? Tutti gli anni sarà possibile che in tutte le vigne delimitate dai rispettivi disciplinari di produzione si vendemmieranno uve degne di essere rinchiuse in bottiglie sigillate con il bollino della DOCG ? E’ augurabile, ma non è sicuro. Certamente vi saranno vendemmie rese difficili da un andamento stagionale avverso. E allora, cosa produrranno i viticoltori irpini ?
Attualmente l’enografia provinciale prevede, oltre alle tre DOCG, solo una IGT: l’Irpinia.
L’attuale configurazione rende, certamente, la vita difficile ai nostri viticoltori. Infatti si passa precipitosamente dal vertice della piramide qualitativa, rappresentata dalla DOCG, alla base della piramide stessa, l’IGT. Il modello irpino, per adeguarsi compiutamente a quello proposto dalla Legge 164/92, deve essere completato con la cosiddetta “DOC di ricaduta”. Si verrà così ad edificare una configurazione completa che assicura un sistema vigneto elastico, tale da poter, mediante la scelta vendemmiale, premiare l`impegno del produttore, che deciderà, senza penalizzazioni, in epoca vendemmiale la tipologia di vino da produrre e da proporre sul mercato.
In linea con tale orientamento, contestualmente con la predisposizione della richiesta del conferimento della DOCG ai vini Greco di Tufo e Fiano di Avellino, le istituzioni e gli operatori sono stati impegnati in un lungo dibattito finalizzato a completare la configurazione delle denominazioni di origine irpine.
La proposta della DOC Irpinia
Solo nel 2003 è stata definita una proposta, presentata dalle tre organizzazioni di categoria, che ha trovato l’assenso di tutta la filiera produttiva. Nella riunione del 16.01.03 il Comitato vitivinicolo regionale ha espresso il parere favorevole e il 12.09.03 l’istanza, corredata dalla documentazione di rito, è stata trasmessa al Comitato nazionale, iniziando così l’iter ministeriale, che dovrebbe portare al riconoscimento della DOC Irpinia già dalla prossima vendemmia.
Cosa prevede il Disciplinare
In premessa occorre sottolineare che si tratta di un Disciplinare molto articolato, con numerose tipologie, varie delimitazioni territoriali e sottozone. In coerenza con le scelte di fondo che da oltre un decennio guidano la politica vitivinicola regionale il Disciplinare punta alla valorizzazione delle varietà autoctone. Tale orientamento emerge con chiarezza se si pensa alle tipologie previste dal Disciplinare: oltre a quelle di base - bianco, rosso e rosato – sono previste le seguenti tipologie monovarietali: Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Aglianico, Piedirosso, Sciascinoso. Sono, infine, contemplati tipi spumante, passito, novello e liquoroso.
I vitigni della DOC Irpinia
Si diceva che tutti il Disciplinare è impostato sui vitigni autoctoni. Infatti il bianco deriva in parti uguali da Greco e Fiano. Possono concorrere altri vitigni autorizzati in provincia di Avellino in misura non superiore al 10 %.
Analogamente il rosso e il rosato hanno come base l’Aglianico (min 70 %).
Per le tipologie monovarietali- Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Aglianico, Piedirosso, Sciascinoso - è necessario che il vitigno sia presente in misura non inferiore all’85 %. Il completamento a 100 può essere effettuato solo con vitigni autorizzati per la provincia di Avellino.
La zona di produzione
I confini dell’area di produzione di tutte le tipologie sopra indicate – ad eccezione dello Sciascinoso – coincidono con quelli della provincia di Avellino. Attenzione, però. La DOC Irpinia potrà essere prodotta sono nelle aree vocate. Il Disciplinare, infatti, esclude le aree di fondovalle, umide, le zone boschive, ombreggiate e le radure esposte a nord, i terreni localizzati al di sopra dei 600 m slm ed in prossimità di fonti di inquinamento.
Per la tipologia Sciascinoso la zona di produzione ingloba solo 20 comuni, aventi come epicentro Avellino.
Dove si vinifica la DOC Irpinia
Il Disciplinare prevede che le uve devono essere vinificate in provincia di Avellino. Tale possibilità è estesa alle aziende che dimostrano di aver prodotto in passato il vino IGT nelle altre province della Campania.
Le sottozone della DOC Irpinia
Il Disciplinare individua alcune aree a forte vocazione vitivinicola e le delimita in sottozone. Cosa sono le sottozone ? Sono delle aree contenute nel perimetro della zona di produzione aventi specifiche caratteristiche ambientali, designate con specifico nome geografico o storico-geografico, regolamentate da un disciplinare di produzione più rigoroso. Il Disciplinare ne prevede tre: Bianco di Avellino, Bianco di Tufo e Campi Taurasini.
Il primo è a base di Fiano, il secondo Greco, il terzo Aglianico.
Le zone di produzione delle prime due sottozone coincidono rispettivamente con quelle delle DOCG Fiano di Avellino, Greco di Tufo. Per la sottozona Campi Taurasini l’area di produzione include oltre all’area del Taurasi 7 comuni limitrofi.
La scelta vendemmiale : che sia chiara e consapevole
La introduzione delle sottozone consente la costruzione di una piramide produttiva ancora più articolata. Infatti, il produttore potrà, in funzione dell’andamento stagionale e della qualità delle proprie uve, ma anche in funzione delle proprie strategie aziendali, destinare le proprie uve alla DOCG, alla sottozona, alla DOC o, alla istutuenda IGT Campania.
Ovviamente i parametri produttivi sono diversi. Un vigna di Aglianico ricadente nell’area del Taurasi potrà essere destinata a:
· DOCG Taurasi (notoriamente a base di Aglianico) che prevede una produzione massima di 100 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,50, una gradazione alcolica minima di 12 °, con tre anni di invecchiamento, quattro per la riserva;
· sottozona Campi Taurasini della DOC Irpinia che prevede una produzione massima di 110 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,00, una gradazione alcolica minima di 11,50 e l’immissione al consumo dopo il 1° settembre successivo a quello della vendemmia;
· Irpinia Aglianico che prevede una produzione massima di 120 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,00, una gradazione alcolica minima di 11,50, non è previsto alcun invecchiamento;
· Irpinia rosso (min. 70 % Aglianico) che prevede una produzione massima di 130 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 10,50, una gradazione alcolica minima di 11,00, non è previsto alcun invecchiamento;
Analoghe considerazioni per i vini a base di Fiano:
· la DOCG Fiano di Avellino prevede una produzione massima di 100 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,00, una gradazione alcolica minima di 11,50;
· la sottozona Bianco di Avellino della DOC Irpinia prevede una produzione massima di 110 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,00, una gradazione alcolica minima di 11,50;
· l’Irpinia Fiano prevede una produzione massima di 120 qli, una gradazione minima naturale delle uve di 11,00, una gradazione alcolica minima di 11,50.
Sarà compito dei produttori fare in modo che queste importanti possibilità, che consentono una gestione più elastica e moderna della cantina e della vigna, si traducano in una pluralità di vini, tutti di levata qualità, tali da non destare confusione tra i consumatori, divenuti sempre più attenti ed esigenti.
di Michele Manzo