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  IGT Terre al Volturno, Casavecchia: una nuova tipologia sta per arricchire l’enologia campana

 

Sulla G. U. n. 28 del 4.2.04 è stato pubblicato il parere favorevole del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle IGT dei vini sulla richiesta di modifica del Disciplinare di produzione del vino IGT Terre al Volturno, riconosciuto dal ‘95. Si tratta dell’ultimo atto amministrativo prima della definitiva approvazione della modifica del Disciplinare. Se, infatti, non perverranno al MiPAF opposizioni entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione, il Ministero provvederà ad emanare il relativo Decreto e la modifica sarà operante.

 

Quali sono le novità

La modifica consiste nella introduzione della tipologia Casavecchia, che si aggiunge a quelle già previste dal Disciplianare: bianco, rosso, rosato, ottenute dai vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Caserta, Aglianico, Asprinio, Coda di volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Primitivo, Sciascinoso, che derivano dalla vinificazione degli omonimi vitigni in misura non inferiore all’85 %.

Anche per il vino Casavecchia il nuovo disciplinare prevede lo stesso vincolo. Chi vorrà produrre l’IGT Terre al Volturno, Casavecchia dovrà vinificare uve prodotte in vigneti ove il vitigno Casavecchia è allevato in purezza; è ammessa la presenza di altri vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Caserta fino ad un massimo del 15 %.

Le uve dovranno essere prodotte nell’ambito dei territori di circa 80 comuni della provincia di Caserta, indicati all’art. 3 del Disciplinare. I vigneti dovranno essere iscritti all’Elenco delle vigne, istituito presso la competente CCIAA.

Il Disciplinare, invece, non individua limiti nell’area di vinificazione.

La produzione massima ad ettaro, per vigneto specializzato, è fissata in 100 qli, con una resa alla vinificazione del 75 %.

La gradazione minima naturale delle uve e il titolo alcolometrico volumico totale minimo del vino sono rispettivamente pari a 10,5 % e 11,5 %.

 

La storia del Casavecchia

La storia di questo vitigno è incerta e  tramandata verbalmente. Infatti, non è mai menzionato dagli ampelografi campani dell’800. E’ probabile che esso si sia originato da seme, nei pressi di un antico rudere del quale esistono ancora oggi i muri perimetrali (dal quale trae il nome), sito nei pressi di una vecchia masseria, nel Comune di Pontelatone. Si dice che qui un agricoltore locale rinvenne verso la fine del 1800 un ceppo solitario che propagò, diffuse ad altri agricoltori e tramandò ai figli e nipoti, che ancora lo coltivano (Iannini et al., 1989).

 

Il vino Casavecchia

Gli studi di Moio (2002) hanno evidenziato gli elevati pregi del vitigno. Gli elementi distintivi sono rappresentati dalla contenuta acidità e dall’elevata presenza di tannini morbidi e di antociani. Si tratta di un vino, quindi, molto colorato, dotato di caratteri aromatici molto tipici, in cui predominano “odori erbacei, di foglie secche, di sottobosco, fughi essiccati, pepe verde, carrube essiccate, liquirizia”(Moio, 2002).

 

 

Di Michele Manzo

 


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